Giornata di grani da passare fra le dita
rosario, frasario per permettere al tempo di essere finta o illusione
parole incontinenze presenze illusioni assenze ricordi e ossessioni
Dove sono finite le mie?
Le ho coltivate con metodo, le ho fatte crescere e lasciate fiorire.
Ossessioni, presunta innocente mantengo l'idea di una vita plausibile
Ossessioni, deriva incontrollata di nostalgie improvvise, parole che restano non dette, implose, per non venire infine derise.
L'umidità appiccica disagi a una pelle che non si può levare
Invecchia come il resto, assorbe impressioni di passato, remote scie di esperienze definitivamente perdute
Se solo ci si potesse rendere conto
di non avere niente
di non essere niente di stabile, solido e costante
allora le ore sarebbero giorni e settimane e anni
senza dolori senza infingimenti o inganni
se solo si potesse sollevare il peso dalle spalle, appoggiare a terra aspettative, collusioni, istruzioni
solo lasciare, lasciare essere, lasciar andare, lasciare senza prendere, tirare, rompere, fare brandelli e masticare,
se solo si potesse sarebbe tutto
una luminosa fosforescenza
e brillerebbe, G, anche la tua assenza di cui sento- a tratti- costante l'ingiusta privazione
ci sono auspici da ricchi e auspici senza pretese
piccole cose
ci sono
avevo ieri un auspicio- altro modo per dire desiderio
avevo ieri un senso languido di bisogni confusi
attaccamenti come bende pronte a sciogliersi
l'immagine?
il look nero-totale?
le fantasie giocose come pigiama party di bambini?
sull'autobus guardavo canottiere sudate
pantaloni troppo corti
ciabatte e volti sfiniti
dall'umidità della città medievale
che abbraccia di portici e di calore
che trasporta umanità senza aria condizionata
tanto basta andare da A a B
senza troppe pretese
sull'autobus intuivo volti già noti
facevo delle prove per quello che avrei detto
a casa di amici che non vedevo da tempo
una specie di sceneggiatura
un canovaccio
poi ti ho notato
tu lo avevi già fatto
ti ho guardato, mi guardavi
insistentemente
ma non c'era intrusione nel tuo guardare
ammirazione
delicatezza
eri molto bello
con quella camicia blu
e gli occhi fissi ma splendenti di una loro innocenza giocosa
mi hai visto prepararmi per scendere
mi hai affiancato e sei sceso con me
per un po' mi hai affiancato in silenzio
sotto al portico
non capivo, volevo chiederti qualcosa, se avevi per caso bisogno
ma non mi spaventavi
non avevo proprio nessuna paura
"non vorrei importunarti, ma sono rimasto colpito, il tuo seno è meraviglioso"
pausa
non avevo, stranamente, neanche una scollatura, come al solito
"deve essere un paradiso"
un desiderio sotteso, toccare, o guardare
"grazie"
ti ho detto andandomene
leggero imbarazzo
compiacimento per l'ardore per la delicatezza del complimento
non dimenticherò il tuo sguardo
solo questo ti posso promettere
io non credo al caso grande
all'evento eclatante
credo alle cose piccole
all'odore di olio di mandorle
alle torte da glassare per poi mangiare la glassa e limitarsi a una scritta con il cioccolato che si fa pennarello
a un sorriso "stradale"
a una rotonda che all'istante ti svela la direzione che trovavi ingarbugliata
fra una google map sbagliata
e la voce roca del navigatore in modalità sexy
non credo all'enorme che arriva ma alle collane etniche che tintinnano
alle essenze di tuberosa
all'appuntamento avventuroso che si conclude
daventi a una tazza di cioccolata
davanti a una serenata impacciata
a una barca ancorata e pronta a partire
credo e non credo alle sorprese
sulla linea di demarcazione
delle giornate da inventare
di quelle da ritagliare in tante fisarmoniche di cartone
e in quelle da buttare
aspetto sempre
un effetto caraibico
un paio di cigni
un mare di sogni sbriciolati come biscotti nel latte del mattino
un guardone per bene, una partita a scacchi con il vincitore immediato
l'irish pub affollato di sudori piacevori a sentirsi
aspetto il dirsi e lo svanire
aspetto di imparare a pietrificare con lo sguardo
gli ostacoli in mezzo
fra la vita
le sorprese carnali
le vie di mezzo e le strade parallele
ma diseguali
trieste domani a cercare uno spizzico del mio romanzo ancora non pronto
ancora non fatto seppur scritto almeno per metà ( forse un terzo)
trieste domani a cercare un brandello del romanzo di cui mi sfugge una parte di tessitura
di cui mi sfugge una parte di costruzione, una dimensione da ampliare e su cui lavorare
forgiare
piegando schiena polso mano dita occhi
piegando
volontà di fare altro di aprire frigoriferi che mimano danze della pioggia
di andare in multisale affondando su sedili-divano con popcorn e bibite gigantesche a perdersi in una storia americana
trieste domani per quella disciplina
che è difficile darsi- avere-ricevere
per quella disciplina da conquistare
che noia i lit-blog, i login, gli account
i grandifratelli versione estiva
i quiz dell'ora di cena e quelli della mezzanotte
che noia la sagra paesana da raggiungere in macchina a sera
per trovare la finzione più vera
e quando è vera la finzione
privata di apparenze, nickname e lustrini
potrebbe persino chiamarsi vita
movimenti fluidi e ammiccanti
guardando-i passanti si offrono attenti-
movimenti
mi affaccio nella città senza nome
passeggiando si odono melodie
esercizi di piano
voci di famiglie a colazione
passi sul marciapiede
delicata fede fuori da una istituzione ecclesiale( ortodossa, ebraica, orientale)
movimenti fluidi, gesti in accordo, quasi in sinfonia
si cammina e si cerca la direzione mare
si cammina e si attende un cartello idicatore
un dirottatore
una brioche appena fatta
una carta rovesciata con la matta disfatta ormai ammaestrata
movimenti fluidi e ammiccanti
una città senza nome ma con un quartiere enorme recintato e invaso
colata di cemento fuso per modernizzare
per rendere quella città senza nome simile a tutte le cittÃ
del mondo globalizzato
in una gara a cementificare che sia allargata riscaldata impropria globale
basta lasciare una madonnina, un paio di torri, una torre storta, un vecchio porto
basta lasciare un forte che fa da bastione vicino a un giardino con l'albero ritorto
al quale un giorno ho dato il mio nome
basta lasciare un paio di trattorie-tovaglia a quadretti
basta lasciare alberghi perfetti come una dieta a punti
come un catalogo Basko
come un regalo di pasqua tardiva fra cioccolata e confetti
il resto cambia e cambierÃ
superstrade intricate sotteranei tram griglie palazzi a specchi
per ora la gente rimane e conforta
passeggia
offrendo, appunto,
movimenti fluidi e ammiccanti
in un mattino che non potrebbe essere feriale
arabeschi, i pensieri sono arabeschi superflui, vanno vengono e decorano
seguo destinazioni ferroviarie, strade ferrate e parole ferrose, che fanno male, a tratti, a tratti ritrovano spazi per contrattare angoli di umanità residua
malinconie a progetto e tragedie con cessione del quinto sono titoli a quattro colonnne che sbircio da edicole fiammeggianti dove sono esposte le strategie di regime e quelle dell'eterna esaltata giovinezza in carta pantinata con copertina e gadget incluso
non mi siedo più per terra a Milano, vado nella sala d'aspetto per gli utenti Frecciarossa( ora ci sono, sono su un frecciarossa che accelera lasciandomi vedere macchie di panorami per brevissimi istanti uguali)
è un non luogo per eccellenza quella sala, con divani, macchinetta del caffè( il cappuccino al cioccolato a 40 centesimi, la mia passione) e l'acqua gratis da un distributore come quello degli uffici
è un po' il mio uffici fra scambi e coincidenze, ne farò il luogo dove lasciare una fra le tante tracce
leggera, oggi, appunto, superflui i pensieri, arabeschi i tormenti-pochi- sorrisi al riflesso dell'immagine delle vetrine, al corpo dimagrito, ai nuovi anelli
sorrisi, semplici, complici
mi hanno lasciato singolarmente deturpata
aluni rammarichi nati per caso- forse per azzardo- impotenti di fronte all'umidità che ricuce opinioni di emilio-fede-esperti-consultati- con i dolori articolari delle casalinghe dispari
nei negozi di alimentari dell'imperiese
fra arma taggia e porto le voci hanno inflessioni ormai impastate
gli accenti meridionali si sono confusi con il roccioso dialetto locale
e i rammarichi sono andati e venuti
venuti ed andati pensando al mare e al vorace mantenimento
di ecomostri in espansione
di devastazioni in abbondante e sovrastante evoluzione
seguono leggi dello stato
le meteorine di emilio fede ballano il tip tap con gli esperti
negli articoli sui giornali coperti dal segreto
segreto istruttorio o di stato
non frega a nessuno
umidità e agguato
ribalta e sconcerto che dura quel poco che doveva
chi se ne frega poi? è durato
e possono restare tendopoli
o macerie( chissà se Gaza è un nome che ancora si può ricordare)
o cliniche assassine
( chissà se Santa Rita di Milano echeggia ancora nelle orecchie del cittadino spettatore, seduto col telecomando come difesa estrema, con i piedi sul divano e le mani sul calcolatore)
si calcola in un attimo quanto spazio consente la cassa integrazione
spazio per un niente che circola umido e artritico come il resto
si calcola in un attimo quanto possa deturpare la povertÃ
che si declina nel rinunciare al plasma
alle sigarette più care
alla villa al mare
o alla cena
tanto abbiamo smarrito cosa vuol dire
necessità reale
lo abbiamo smarrito fra gli edifici fatti a lavatrici sul lungomare
fra Italia e Francia lo stesso orrore
abbiamo smarrito il valore di un urlo e di un guasto all'umore
la differenza fra la carenza e la svista
fra il diritto, il dovere e l'apatia
singolarmente deturpato è il paese che applaude opinionisti senza opinioni
se non fatte di surgelati Lidl o Eurospin
resi attraenti dalla confezione ben truccata
( mani del chirurgo plastico, "filler" o botulino)
per i rammarichi c'è uno spazio che rischia l'implosione
in questa solitudine rifletto assenze
in fondo questa assenza di presenze attorno
è un lago, lo specchio d'acqua appena increspato, visi e luoghi si confondono e si intridono di sfumature diverse
le assenze riflesse squassano il silenzio
arrivano pause inattese
rettitudini non dimostrabili
in questa solitudine analizzo presenze mettendole a forma di mandala
sembrano sempre belle
le presenze così disposte fanno dimenticare un sogno
QUEL sogno
quando nonostante gli appigli la sensazione era quella di
CADERE
CADERE
CADERE
e invece dovevo proteggere vegliare, essere pimpante, sfavillante, eloquente, stridente quel tanto che basta, una pasta di donna, un veicolo di cure e di umori o rumori o tremori
continuavo a
CADERE
CADERE
CADERE
è capitato a tutti, a Bertrand nella notte di Vilnius
a me quando ero un grumo di storie remote ed alcoliche
a chi si piega e cade ogni giorno e ogni giorno non serve a niente
non ci coprono buchi e non si rammendano calzini troppo vecchi per essere gettati
la solitudine può smettere di riflettere
di essere questa continuo slideshow di ricordi, ne fermo uno, che ansia, lo voglio, deve bloccarsi, serrarsi dentro una cornice inamovibile, una stella fissa una marmorea cetezza
non accade
si resta inenni e si passa oltre
S. riesce a emettere lo stesso alone sfumato di un lampione quando scende la nebbia
qualcosa che volevi ci fosse, che ti fa stare bene sapendo che c'è
che finirai per passarci vicino-sotto-accanto-
per caso, per scelta, per necessità , per riguardo
per cura e amicizia,
finirai per lasciar diradare la nebbia che è fatta di tempo e di tempi
incrocianti, intricati e difficili
le scriverai tre giorni dopo che lei ti ha scritto
senza saperlo, della sua scrittura delicata, senza averla letta ed esplorata
le scriverai perché QUELLA mattina proprio QUELLA
sentirai che se una parola può accostarsi ad amicizia ha le sembianze del suo viso
che se una parola può accostarsi a rispetto-stima-silenzi dove inserire delicatezze- assenze comprese
quella parola, meglio quelle parole
hanno a che fare con lei
S.
Un'amica
A volte ti domandi quante e quanto si possa perdere per strada
della parola amicizia e delle sue sfumature, dei suoi dettagli, delle sue liturgie
Tu ed S da alcuni anni inventate liturgie scritte
che hanno una profondità capace di rovesciare il mondo, di colorare le prospettive
quasi come se S. fosse una città di quelle dove stai bene
un "luogo" oltre ad essere una persona
come scrive una autrice che entrambe amiamo in un libro magnifico, nella dedica
lei si riferisce a un amore
ma credo vada bene anche per l'amicizia.
Credo proprio di sì
Quando la rivedrò a Milano( o a Bologna) perché è un quando sempre con lei, mai un se, forse le saprò dire quale cittÃ
o forse no, e lei, questa è la cosa sorprendente
non insisterà per saperlo.
Capirà il sapore della questione
Farà un sorriso elegante
e finiremo per domandare la strada a qualcuno pur sapendo che ovunque sia la nostra destinazione già ci siamo.
il memoir si spolpa
si esaurisce
si sfogliano pagine e si terminano capitoli
si respira aria di porto, si butta la testa indietro si ama si guarda con gratitudine chi è capace di riempire gli istanti d'amore
si spolpa adagio, inesorabilmente, solo quel memoir letterario nostalgico e ferito, impotente, fallito
il resto- la realtà felice, quella che splende- il resto c'è,
( vagheggiamenti, brividi, desideri, anche quelli)
il resto è una morsa
però non perdente, forte, solida consapevole
densa
importante
ci sono cose che non possono essere insignificanti
possiamo desiderare o manipolare o fare capriole senza smettere
arrivare col fiato corto a un arrivo inventato
possiamo slacciarci, persino piegarci
farci accarezzare
o accarezzare di malavoglia e con malagrazia
ma non possono
non possono e basta
"significano" e a volte grondano una indispensabile malinconia
Non ci sarò
sono a Genova domani
poi in altri posti
per altre scritture e altre presentazioni
andrò anche a Marsiglia e, naturalmente a Zurigo
Non ci sarò, e non verrei neanche se fossi a Bologna
Non c'è niente di più
( o di meno) che potrei o vorrei sapere
non c'è niente
aspetta
uno scritto
questo c'è ancora
questa emozione narrata
questa cosa ibridata e confusamente riportata ( come si riportano, certe cose?)
Movimento. Ondoso. Tumulto di schiuma( ricordi di piedi bagnati al primo timido accenno di primavera) Tumulto, comunque. Rinascita lenta: cose che credevo morte dentro, cenere, annientamento definitivo accompagnato da doveroso cordoglio. Chi sei. Provo. A capire. Punto lo sguardo come una fotocamera invadente. Lo stomaco si rivolta. Tu parli adagio, e fumifumi. Non bevi più, me lo dici, ma fumifumi. Hai smesso da dieci anni mi fai sapere ma non rinunci alle canne, che rolli adagio. Portacenere pieno, stretta di mano valanga di storie, cicche su cicche come un grattacelo e queste parole che scivolano con una ingannevole naturalezza per me. A te si illuminano gli occhi-oceano ma non si modifica. L'annosa, remota stanchezza.
Racconti storie molto belle. Alcune meno. Ma sai come fare. So di averti amato subito, all'istante, in modo diverso, arreso, impotente.
domani, in via Saragozza, non ci sarò, però ti ricorderai, ne sono certa, ti ricorderai di esserci già stato con me.
(colonna sonora Noir Desir Noir Desir e Noir Desir)
sakyììì
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francescamazzucato alle ore 14:04 |
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non ti vengo a prendere fra i pensieri remoti
ritorni attraverso una mail
domani sera presenti il libro nel luogo dove sei stato con me-tantissimo tempo fa, prima di tanta scrittura, di tanti viaggi a zurigo, di rendez-vouz mancati e di altri, invece, perfettamente riusciti, prima di parigi, al tempo di turbamenti difficilmente placabili
al tempo di una rincorsa
e vai proprio lì - sono amici so che ti hanno chiamato- e vai con un vecchio amico con cui condivisi momenti in un passato remoto-
sempre col libro bianco, con tracce di anfibi e dolore
senza tracce d'amore
almeno non il mio ma spero altro amore
spero che ce ne sia lo spazio, almeno l'insenatura
ti vedo
ti immagino
gentile come sai essere nel tuo asettico distacco
con parole miste da dire sulla bosnia, il mixer e la musica
forse ricorderai anche dei corpi
di quanto c'è dei corpi dentro quello che hai scritto
continua a piacermi
a volte da qualche pagina mi lascio accarezzare
per creare un personaggio che forse toglierò da un libro complicato
per creare l'illusione che tu in fondo non mi sia mancato
ho strane paranoie e paure e gelosie improvvise immaginando tutti e nessuno e in questo momento nessuno- e tutti, in un certo modo- da stringere per avvolgermi in un calore sudato di coperta tirata fuori per gli ultimi freddi da casa- di- mare-all'interno.
ho ansie e tachicardie ricorrenti e parole che leggo e che mi fanno paura
-Pandemia-
è una parola come l'apocalisse
poi si sgonfia come una big babol
questo nostro tempo mischia gomme anni ottanta a libri sacri
veline ed ex attrici in un coro stonato ripreso da giornali assetati di notizie da gossip
un po' rosa un po' tetre
un tetro rosa di confetti invecchiati e troppo duri
di quelli che fanno saltare i denti
ho gelosie immaginandoti con ragazze pon pon che ti attendono vicino a palcoscenici dove puoi racattare sorrisi e cellulari
in realtà non ricordo più bene quei tratti del viso che declamo
ed è la condizione imprescindibile per poterlo fare, credo
le mie paranoie spezzano i denti come quei confetti invecchiati omaggi di matrimoni tardivi
si frantumano mordendo e si ingurgita di tutto
quello che poteva essere
e quello che poi è stato
che
in fondo
meglio di cosi non poteva, per quello che conta, considerando le nuove parole del terrore, i sistemi solari, le stelle, i diversi, gli eguali
la solitudine ossea e la paura assoluta
il resto è uno specchio che diventa prisma
un inutile esercizio di stile maldestro.
meglio mangiare i confetti e poi passare alla torta di frutta in piedi, nel giardino del signore e padrone.
Quando inizieranno a cantare in maniche di camicia
saremo già andati.
mah
di certe giornate si aspetta solo che scivolino
adagio senza traumi apparenti-solo con microtraumi gestibili
verso la conclusione, verso quelle ore che ne sanciscono, inesorabilmente, il termine.
chissÃ
se è così anche per la morte, se si ha la fortuna che arrivi naturalmente
"al crepuscolo del giorno"
per questo e altro per fortuna colazione lenta
un libro che mi segue( il dito dentro a tenere il segno, ma ne parlerò, è bellissimo, per ora è bellissimo)
il romanzo che prende forma, con fatica e studio e attenzione
un biglietto per Zurigo( un mese, pochissimo più di un mese)
uno per Parigi e magari anche un altro, magari anche Marsiglia prima, chissÃ
l'amarezza di Giorgio Bocca per questo venticinque aprile è la mia
che Berlusconi con il fazzoletto al collo che ho visto solo addosso ai partigiani è una immagine che vorrei dimenticare
che le sue parole paternalistiche e inutili e prive di spessore sono un'eco che vorrei dimenticare
che la Moratti ha sfilato con il padre per il 25 aprile solo quando doveva essere eletta e poi più
che questo paese è giunto alla fine della corsa è una considerazione amara da pensare
come è amaro pernsare che certe zone per me non esistono, neanche geograficamente, che persino le zone terremotate per me sono un'entità indefinita di paesi primitivi e nei paesi primitivi le case crollano perché sono vecchie e infiltrate di umidità e di anni come crollano le case costruite da cementificatori senza scrupoli amici degli amici dei governanti.
non mi afferra la retorica del "dona un euro con un sms"
non mi coinvolgono al supermercato dove ti chiedono di lasciare qualcosa per i terremotati
anzi mi viene da dire fanculo
doniamo a quelli poverissimi che terremoto o no continuano a patire
doniamo a chi patisce nel fisico e anche nel cuore
per questa Italia terminale
con il direttore dell'Hospice che si chiama Bertolaso, e il direttore generale o Grande Liquidatore, il cavaliere
che è pronto per chiamare il 25 aprile festa della libertà invece che della liberazione
ho il vomito mi freno
sarà festa del popolo della libertà il prossimo anno?
possibile.
sono scivolate parole amicizia coca light e progetti
intorno la città e la notte come una coltre copriva solo in parte gli scorci medievali e le luci del centro rendevano splendenti i dehor di bar alla moda
Quando ho in mano un libro di Imre Kertés capisco cosa vuol dire la letteratura necessaria( anche la saggistica, in questo caso, con l'ultimo uscito per Actes Sud) So cos'è un libro necessario. Con nitida evidenza.
Sono veramente pochi, pochissimi. I suoi, tutti. Non so se è magnifico o desolante essere consapevoli di questo.