La sorpresa è stata VIc. Non solo è tornato. Il negozio adesso è suo. Ogni cosa si è sistemata e questo mi ha reso talmente felice da non saperlo dire, ho guardato il salone e la sua figura pallida certa che fosse così giusto, e anche così' bello. Così semplicemente perfetto.
Ho strappato al possibile oblio il mio amore fallito, stantio come vecchie polaroid con la data scritta a biro.
E' scritto, adesso. Non è più cosa morta o morente. Ho mischiato e mixato, scritto e fotografato, aggiunto, agganciato, litigato.. Se avessi potuto, avrei aggiunto al romanzo l'eresia di quello che ho sperato e che a tratti continuo a sperare che possa accadere ( fra noi, accanto a noi). Alcune cose sono avvenute- messaggi, telefonate- altre no. Ma non importa. Mi nutro di quello che c'è ( lasciando alla notte il vagheggiamento usuale per l'arto fantasma, per il mancante, il latitante, il fuggente), mi nutri, come hai sempre fatto, da quel giorno di un anno e un mese fa, quando ti ho visto e sono stata corrosa.
Francesca Mazzucato, Romanza di Zurigo. Mosaico eretico e visionario. Cahier di viaggio. Historica edizioni, 2009.
Siete già venuti a trovarmi su Erotic Notes?
Se non lo avete ancora fatto, vi aspetto. E' un posto interessante, seducente, pieno di elettricità e sussurri
A volte mi domando se per tutto quello a cui ho rinunciato, se per tutto quello che ho perso
non amato
riperso e a volte trovato smarrito disprezzato masticato vomitato
o buttato
c'è stata vuna ragione
una plausibile accettabile raffiinata ragione
o nessuna
nessuna vera, nessuna spendibile o reale
Sapessi grattare via le memorie più dure. i ricordi fondamentali, il problema sarebbe risolto, ma non lo è
sembra partita bene questa collana di viaggio, questi cahier, scritti eretici, visionari, storie di luoghi che si fanno causa e pretesto. Bene accolta. Io sto scrivendo- quasi febbrile- il mio mosaico di Zurigo che andrà a cominciare il tutto.
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francescamazzucato alle ore 15:21 |
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NASCE CAHIER DI VIAGGIO
LA NUOVA COLLANA DI HISTORICA EDIZIONI
DIRETTA DA FRANCESCA MAZZUCATO
* * *
Cahier di viaggio
collana di edizioni Historica
diretta da Francesca Mazzucato
* * *
I luoghi, certo. Sono i luoghi - città , itinerari o percorsi - i punti di riferimento di questa nuova collana delle edizioni Historica da me ideata e diretta. Saranno, però, più che altro delle scenografie, causa e pretesto, Il vero protagonista dei libri che faranno parte dei Cahier di Viaggio sarà il punto di vista di chi guarda, e il modo di narrarli, questi altrove - scenografia. Narrazioni innamorate, visionarie, insolite. Appunti letterari e folgoranti. Istantanee di città mutanti, eventi e storie che aiutano a comprendere e a viaggiare con occhio più attento e consapevole, ma senza rispettare clichè, anzi. In una maniera poco ortodossa. Ecco, non ci sarà un'ortodossia da “guida classica” come motivo ispiratore, in questa collana, non ne troverete traccia: ci sarà l'eresia del viaggiatore - scrittore che interpreta, che si diverte, si stupisce per dettagli misteriosi, che lui solo riesce a vedere, che dipinge a grandi tocchi o a minuscole pennellate. Carnet di viaggio simili a taccuini vecchia maniera, dove c'è spazio per appiccicare un biglietto della metropolitana, annotare un numero di telefono, descrivere un momento fugace o un percorso preciso rimasto stampato nella mente e destinato a non essere dimenticato.
È una collana che nasce dedicata. A Bruce Chatwin e ad Annemarie Schwarzenbach.
La Schwarzembach è stata fotografa, scrittrice, giornalista, grande viaggiatrice ribelle e inquieta, donna di fortissime passioni e dolorose cicatrici che leniva con troppa morfina, con tanto dolore e con la scrittura, spesso febbrile e forsennata, cercando continuamente degli altrove dove stabilirsi. Soggiorna per periodi più o meno lunghi in Siria. Nel 1939, insieme ad un'amica raggiunge in auto il continente indiano attraversando l'Iran e trovandosi a Kabul mentre in Europa scoppia la Seconda Guerra Mondiale. Una figura ribelle, controversa e coraggiosa. Bruce Chatwin, raffinato collezionista e amante dell'arte, vero visionario, viaggiò, viaggiò sempre. In Africa sviluppò un forte interesse per i nomadi e per il loro distacco dai possedimenti personali, visitò Bahia, l'Australia, L'Unione Sovietica, Praga, e tanti altri posti fra cui la Patagonia, dove passò sei mesi e scrisse uno dei suoi libri più noti, “In Patagonia”. Questo libro consacrò il suo successo come scrittore di viaggi e non è a caso che anche a lui questa collana sia dedicata. Che sia un modello, purtroppo troppo presto scomparso. Un modello che accartocciò ogni ortodossia e la buttò nel cestino, inserendo nei suoi libri aneddoti stupefacenti e completamente inventati, momenti di deliri tutti personali.
Due punti di vista diversi, due forme di ricerca e di inquietudine declinata con furia, visionaria caparbietà e necessità. Ma questo è il punto. Non importa il luogo, ed è, nello stesso tempo, fondamentale. Pian piano cercheremo di allargare sempre di più lo sguardo proponendo storie, visioni e i grandi amori che solo per città e paesi si possono provare in maniera dannata e totalizzante, per sempre. Saranno libri ricchi di vita, utili e belli da leggere e sfogliare, arricchiti da apparato fotografico in appendice.
Sono lieta di presentarvela e di annunciare la prima uscita per dicembre.
Francesca Mazzucato
La collana Cahier di Viaggio avrà un affluente, una diramazione, un percorso aggiunto, con piccoli libri, Petit Cahier, che conterranno un unico racconto su una città o un itinerario, sempre con lo spirito non ortodosso, visionario e soggettivo degli altri testi.
Anche il primo Petit Cahier uscirà a dicembre.
Per informazioni:
Francesco Giubilei
347 6708013
* * *
EDIZIONI HISTORICA – Via P. V. Da Sarsina 320 – 47023 CESENA
tel. e fax. (0547) 25697
www.historicaweb.com - info@historicaweb.com
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francescamazzucato alle ore 21:53 |
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alla fine cosa rimane cosa cazzo rimane? solitudine che spinge nuovamente nel social network detestato e faticoso, solitudine e ricordi della Risiera di San Sabba che non abbandonano
l'anello d'argento regalato dall'amico indiano passato apposta dal mare per venirmi a cercare
una canzone, una canzone sul rimanere acceso e splendido che sembra scritta per te, per te a cui indirizzo storie e sfoghi e pensieri senza risposta, senza pretese, senza nulla, una canzone sui diamanti che sembra il tuo ritratto e che mi commuove
gli animalli pazienti ( col caldo si curano e si nutrono ma si gioca meno con loro)
cosa cazzo rimane? quello che deve rimanere, poco, pensiamo sbagliando che ci sia un tanto, un debordante assurdo tanto
rimane un pensiero, una luccicanza ecco
e per fortuna che esiste la musica
Attorno a linguaggi sconosciuti costruisco cattedrali di riflessi, rammarichi, stupori, antiche paure, rifiuti, sermoni, punizioni. Si chiama potere della parola e ogni giorno mi fornisce senso, tempo, ritmo, gusto e a volte anche un grande piacere.
ti penso ogni tanto G, anche qui, lontano, nel tempo sospeso e imprevisto di agosto, ti penso ci sono ragioni letterarie e reali
quelle reali sono profonde, carnali, virtuali, immaginifiche, prismatiche, sussultorie.
definirle reali e' il mio ossimoro preferito
un trapianto la vita altrove con tastiere diverse e' un trapianto- scusate gli accenti e gli apostrofi confusi e shakerati.
continuo a prendere luoghi in prestito per qualche ora, per manciate di tempo-non tempo provvisorio e infrequente spazio di respiro
continuo a guardare e a guardarmi riflessa in occhi fatti di istantanee scomposizioni
un trapianto, senza possibile rigetto.
mi smarrisco
si perdono i desideri, non li riconosco e, inevitabilmente mi smarrisco
trovo tracce di me che non portano in nessun luogo riconoscibile
altre che si cancellano da sole anche se prima.
angoli bui che restano tali, abissi di speranze di cui non c'era l'eco
avevo un'idea, un'immagine, un pensiero, avevo un odore, un intero, un pieno, un angolo retto e uno acuto e non so più dove siano andati a rintanarsi, perchè mi giochino questi tiri mancini svanendo e lasciandomi senza niente
quasi nuda di orpelli
imbarazzata, sfinita, qui.
sono accadute cose
improvvise dirompenti inaspettate
cose
QUELLE cose note che carezzano, cullano e distraggono fanno salire e scendere il piacere
proiettano in uno schermo piatto, enorme
la danza dell'appagamento, le piroette dell' autostima
esistono e si sanno, nella penombra del nascondimento
delle macchine che sgommano in periferia
delle frasi veloci, solo dopo,
del dobbiamo andare, dell'a presto, e va bene cosi ( attimi fuggenti li chiamavi? per fortuna)
sono accadute quelle cose che
basta uno specchio ed ecco il volto che spende
just looking in the mirror
volto confermato e conforme seduttivo sedotto abbigliato di cure
improvvise zone ridestate, angoli che rispondono alle lingue ai tocchi alle carezze
compiacimento disordinato, quella tensione, la carne i muscoli la bava traboccante della vicenda ansante che si conosce uguale e si percorre nella stessa direzione
solo un po' più obliqua
solo leggermente distaccata
sono accadute non dovranno e potranno più accadere
per migliaia di intense e giuste ragioni
saranno ricordi vitali
di quelli che uccidono lo strazio quando arriva, di quelli che diluiscono la noia
tu- mi hanno detto- sei in tour con i Modena e nell' assenza resti sempre e comunque
nonostante tutto quello che può accadere o è già accaduto
tu resti
questo io lo sapevo già e anche tu
sapevi bene dell'assenza e del suo potere
di questa necessità assetata di quello che non si ottiene, che non c'è, che fugge rifiuta se ne va, disdegna e persino umilia
quello voglio
quello si vuole
occhi oceano, immagino i tuoi risvegli tardivi, ti immagino ti amo
i tempi e i ritmi d un tour
li hai narrati
spero che ti rimangano ore, di notte, nelle pause o di mattina
per narrare ancora
ché il tuo narrare è necessario
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francescamazzucato alle ore 20:22 |
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cernoia
smantellare.
sovrastrutture, apparenze, compiacenze
andrebbe fatto più spesso ( e volentieri, quello sempre)
è nella nudità che il tentativo si compie e si plasma
Ho abbandonato per un po' questo spazio segreto, questo luogo di sussulti emotivi, di segreti passaggi, di scambi e di amori lasciati implosi nella carne ed esplosi nelle righe, fra gli spazi e le parole
ho lasciato per overdose di richiami( reclami interiori) impensabili slittamenti, svolte seriali, adozioni immateriali, roditori arrivati ad abitare la casa con la corte di prede, ho lasciato e l'assenza l'ho sentita, si è vista, si sente e si vede. Questa è solo una piccola bava di lumaca, il segno di un passaggio, del non-oblio, del valore che ha per me questo luogo di segreti scuri, aperto a me e a lettori di anomimo spessore e di anomimi desideri o pensieri sovrapposti, stratificati, continuerà, resterà aperto, spiraglio, spazio fra una ispirazione e un'espirazione, restare ESPIAZIONE e disegno di sillabe di ogni sussulto del mio cuore, di ogni bisogno di mettere qualsiasi cosa in parole, quelle schegge sparse, quei cartelli indicatori. Qui, nello spazio segreto.
Giornata di grani da passare fra le dita
rosario, frasario per permettere al tempo di essere finta o illusione
parole incontinenze presenze illusioni assenze ricordi e ossessioni
Dove sono finite le mie?
Le ho coltivate con metodo, le ho fatte crescere e lasciate fiorire.
Ossessioni, presunta innocente mantengo l'idea di una vita plausibile
Ossessioni, deriva incontrollata di nostalgie improvvise, parole che restano non dette, implose, per non venire infine derise.
L'umidità appiccica disagi a una pelle che non si può levare
Invecchia come il resto, assorbe impressioni di passato, remote scie di esperienze definitivamente perdute
Se solo ci si potesse rendere conto
di non avere niente
di non essere niente di stabile, solido e costante
allora le ore sarebbero giorni e settimane e anni
senza dolori senza infingimenti o inganni
se solo si potesse sollevare il peso dalle spalle, appoggiare a terra aspettative, collusioni, istruzioni
solo lasciare, lasciare essere, lasciar andare, lasciare senza prendere, tirare, rompere, fare brandelli e masticare,
se solo si potesse sarebbe tutto
una luminosa fosforescenza
e brillerebbe, G, anche la tua assenza di cui sento- a tratti- costante l'ingiusta privazione
ci sono auspici da ricchi e auspici senza pretese
piccole cose
ci sono
avevo ieri un auspicio- altro modo per dire desiderio
avevo ieri un senso languido di bisogni confusi
attaccamenti come bende pronte a sciogliersi
l'immagine?
il look nero-totale?
le fantasie giocose come pigiama party di bambini?
sull'autobus guardavo canottiere sudate
pantaloni troppo corti
ciabatte e volti sfiniti
dall'umidità della città medievale
che abbraccia di portici e di calore
che trasporta umanità senza aria condizionata
tanto basta andare da A a B
senza troppe pretese
sull'autobus intuivo volti già noti
facevo delle prove per quello che avrei detto
a casa di amici che non vedevo da tempo
una specie di sceneggiatura
un canovaccio
poi ti ho notato
tu lo avevi già fatto
ti ho guardato, mi guardavi
insistentemente
ma non c'era intrusione nel tuo guardare
ammirazione
delicatezza
eri molto bello
con quella camicia blu
e gli occhi fissi ma splendenti di una loro innocenza giocosa
mi hai visto prepararmi per scendere
mi hai affiancato e sei sceso con me
per un po' mi hai affiancato in silenzio
sotto al portico
non capivo, volevo chiederti qualcosa, se avevi per caso bisogno
ma non mi spaventavi
non avevo proprio nessuna paura
"non vorrei importunarti, ma sono rimasto colpito, il tuo seno è meraviglioso"
pausa
non avevo, stranamente, neanche una scollatura, come al solito
"deve essere un paradiso"
un desiderio sotteso, toccare, o guardare
"grazie"
ti ho detto andandomene
leggero imbarazzo
compiacimento per l'ardore per la delicatezza del complimento
non dimenticherò il tuo sguardo
solo questo ti posso promettere
io non credo al caso grande
all'evento eclatante
credo alle cose piccole
all'odore di olio di mandorle
alle torte da glassare per poi mangiare la glassa e limitarsi a una scritta con il cioccolato che si fa pennarello
a un sorriso "stradale"
a una rotonda che all'istante ti svela la direzione che trovavi ingarbugliata
fra una google map sbagliata
e la voce roca del navigatore in modalità sexy
non credo all'enorme che arriva ma alle collane etniche che tintinnano
alle essenze di tuberosa
all'appuntamento avventuroso che si conclude
daventi a una tazza di cioccolata
davanti a una serenata impacciata
a una barca ancorata e pronta a partire
credo e non credo alle sorprese
sulla linea di demarcazione
delle giornate da inventare
di quelle da ritagliare in tante fisarmoniche di cartone
e in quelle da buttare
aspetto sempre
un effetto caraibico
un paio di cigni
un mare di sogni sbriciolati come biscotti nel latte del mattino
un guardone per bene, una partita a scacchi con il vincitore immediato
l'irish pub affollato di sudori piacevori a sentirsi
aspetto il dirsi e lo svanire
aspetto di imparare a pietrificare con lo sguardo
gli ostacoli in mezzo
fra la vita
le sorprese carnali
le vie di mezzo e le strade parallele
ma diseguali
trieste domani a cercare uno spizzico del mio romanzo ancora non pronto
ancora non fatto seppur scritto almeno per metà( forse un terzo)
trieste domani a cercare un brandello del romanzo di cui mi sfugge una parte di tessitura
di cui mi sfugge una parte di costruzione, una dimensione da ampliare e su cui lavorare
forgiare
piegando schiena polso mano dita occhi
piegando
volontà di fare altro di aprire frigoriferi che mimano danze della pioggia
di andare in multisale affondando su sedili-divano con popcorn e bibite gigantesche a perdersi in una storia americana
trieste domani per quella disciplina
che è difficile darsi- avere-ricevere
per quella disciplina da conquistare
che noia i lit-blog, i login, gli account
i grandifratelli versione estiva
i quiz dell'ora di cena e quelli della mezzanotte
che noia la sagra paesana da raggiungere in macchina a sera
per trovare la finzione più vera
e quando è vera la finzione
privata di apparenze, nickname e lustrini
potrebbe persino chiamarsi vita
movimenti fluidi e ammiccanti
guardando-i passanti si offrono attenti-
movimenti
mi affaccio nella città senza nome
passeggiando si odono melodie
esercizi di piano
voci di famiglie a colazione
passi sul marciapiede
delicata fede fuori da una istituzione ecclesiale( ortodossa, ebraica, orientale)
movimenti fluidi, gesti in accordo, quasi in sinfonia
si cammina e si cerca la direzione mare
si cammina e si attende un cartello idicatore
un dirottatore
una brioche appena fatta
una carta rovesciata con la matta disfatta ormai ammaestrata
movimenti fluidi e ammiccanti
una città senza nome ma con un quartiere enorme recintato e invaso
colata di cemento fuso per modernizzare
per rendere quella città senza nome simile a tutte le città
del mondo globalizzato
in una gara a cementificare che sia allargata riscaldata impropria globale
basta lasciare una madonnina, un paio di torri, una torre storta, un vecchio porto
basta lasciare un forte che fa da bastione vicino a un giardino con l'albero ritorto
al quale un giorno ho dato il mio nome
basta lasciare un paio di trattorie-tovaglia a quadretti
basta lasciare alberghi perfetti come una dieta a punti
come un catalogo Basko
come un regalo di pasqua tardiva fra cioccolata e confetti
il resto cambia e cambierà
superstrade intricate sotteranei tram griglie palazzi a specchi
per ora la gente rimane e conforta
passeggia
offrendo, appunto,
movimenti fluidi e ammiccanti
in un mattino che non potrebbe essere feriale